Never want to miss a Sign? Join the Newsletter

Never want to miss a Sign?
Join the Newsletter

Cosa dicono sette artiste affermate sul tema della creatività e della connessione con sè stesse

10 artiste di successo condividono come coltivare l'eros—quella forza generatrice che c'è in ognuna di noi.
Stefania Montagna

Stefania Montagna

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

In un recente articolo sul New York Times, Adam Grant ha dichiarato che la sensazione per eccellenza dell’anno 2021 sarebbe stata quella che lui stesso ha definito come “languishing”, parola che—con la stessa radice della parola “languido”—denota un senso di stagnazione profonda, un senso di blocco, e quindi, di sconnessione con l’ambiente e con gli altri.

In realtà, prima che con l’ambiente e gli altri, la sensazione di piatto deriva da una mancanza di eros, ovvero di connessione con la nostra natura divina. Tendiamo a pensare all’eros come al dominio della sessualità, della passione cieca e folle. Ma la stessa forza che ci spinge all’amore profondo è quella che ci spinge al movimento, alla generazione—di idee, progetti, figli ed emozioni—e alla bellezza.

Cosa fare però, se l’ispirazione sembra averci abbandonate? Come entrare in contatto con la nostra energia erotica, quando sono mesi (O anni) che ci dedichiamo a perseguire obiettivi che sono oramai obsoleti (O forse che, complice la pressione sociale, non abbiamo mai sentito come del tutto nostri)?

Ecco le rivelazioni di 7 artiste sul loro processo creativo, e su come si relazionano con l’arte del dar vita ai loro progetti.

1. Twyla Tharp: sviluppa e proteggi i tuoi rituali

La chiave sta nell’eliminare quel momento in cui ti chiedi “Perché sto facendo tutto questo?”, suggerisce Twyla Tharp. La coreografa americana di opere come Amadeus e Movin’ out, avvisa che il segreto della creazione sta nello stabilire schemi di comportamento automatici, e per tanto decisivi, per dare impulso al processo creativo.

Nel suo caso, il suo rituale consiste tutte le mattine in svegliarsi alle 5h30, bere un caffé, chiamare un taxi e andare allo studio di ginnastica, dove fa due ore di allenamento. Verrebbe spontaneo pensare che il rituale sono le due ore di allenamento, ma non è così. Come spiega Twyla, il rituale consiste nel scendere in strada e chiamare il taxi. Perché una volta seduta nel taxi, non tornerà indietro: una volta seduta nel taxi, la musica comincia, e lei farà due ore di esercizio. Ma è il valore che attribuisce al viaggio in taxi che è importante. Il valore è che, una volta sul taxi, si è presa un impegno. È troppo tardi per fare marcia indietro. E soprattutto, è troppo tardi per chiedersi: perchè sono sul taxi?

Anche io da anni ho un rituale: è quello, come prima cosa al mattino di depurarmi la lingua e lavarmi gli occhi con acqua fredda. Questi due rituali ayurvedici, assieme, mi avvisano che oramai sono sveglia, e mi comunicano un sottile messaggio: la prima cosa che faccio ogni giorno è aprire i sensi. Mi sveglio e mi apro al pianeta, alla vita, al mondo della percezione e delle idee. È un modo per riconnettermi con l’ambiente attorno a me, e dichiarare che sono pronta: pronta ad accogliere un’altra giornata, nuove idee, e nuove emozioni.

Da leggere: Twyla Tharp: The Creative Habit—Learn it and use it for life

2. Elizabeth Gilbert: dì alla tua anima di stare ferma e aspettare

Di fronte ad un blocco—che sia a causa di una storia finita, una depressione, un cambio di lavoro—Elizabeth Gilbert, autrice di “Mangia, Prega, Ama” si rifà ad una poesia di Thomas Stearn Eliot:

Ho detto alla mia anima di stare ferma, e di stare ad aspettare senza sperare.
Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;
Di stare ad aspettare senza amore.
Perché l’amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;
Ma resta ancora la fede.
Ma fede e amore e speranza sono tutte nell’attesa.
Aspetta senza pensare, perché non sei pronto per pensare.
E allora l’oscurità sarà luce, e l’immobilità danza.

Thomas Stearn Eliot

A volte ci viene chiesto di aspettare, e non solo di aspettare, ma di aspettare senza speranza, senza amore e senza pensieri, perchè non siamo pronte a sperare, ad amare o a pensare. E se siamo in grado di aspettare e basta, dice Elizabeth Gilbert, allora ritroviamo la “fede”, cioè quella capacità di stare con fiducia con ciò che è. E a furia di stare con ciò che è e con ciò che c’è, osserveremo che l’oscurità diventa luce, e l’immobilità danza.

Questo è ciò che Elizabeth Gilbert fa quando non ha ancora ricevuto un’idea: aspetta, con l’intenzione di mettersi al servizio del pianeta. Le idee, ci ricorda, hanno un imperativo, un’urgenza che è tutta loro (Non è nostra), e perciò a volte ciò che occorre è aspettare—anche se ciò non significa essere passivi. Significa prepararsi.

3. Julia Cameron: scrivi 3 pagine tutte le mattine

L’autrice di La via dell’artista (1992), sceneggiatrice e regista, sostiene che la 3 pagine del mattino non sono negoziabili. Raccomanda infatti di scrivere ogni mattino, quando appena svegli, tre pagine di foglio A4. Le pagine devono essere scritte a mano, e l’obiettivo non è di scrivere bene, bensì di svuotare la mente.

Photo by Green Chameleon on Unsplash

Non importa cosa la mente dica: l’importante è scriverlo. Che siano pensieri del tipo “non vale la pena che lanci quel progetto” o “è che tanto sono una capra” o ancora “se solo ci mettessi un pò del mio potrei vincere un Oscar”, non è assolutamente importante. Ciò che è fondamentale è scriverli a penna (A mano insomma, non al computer) per tirarli fuori dalla nostra testa e metterli su carta, e soprattutto per osservare che, anche una volta scritti, i nostri pensieri non sono veri.

Inoltre, mettere i nostri pensieri nero su bianco ci permette di mettere in stand-by il pensiero logico, e liberare invece la serendipity, o il pensiero associativo—che è fondamentale per creare. E qui sottolineo: per creare qualsiasi cosa.

Il pensiero creativo, sottolinea Julia Cameron, funziona per schemi, tendenze e sfumature, e l’obiettivo delle pagine mattutine è di liberare il cervello perchè funzioni proprio in quel modo: per associazione, modelli, metafore e nuances.

4. Cheryl Strayed: scrivi come “una figlia di puttana”, e soprattutto, torna alla terra—mettiti in ginocchio

Cheryl Strayed è autrice del bestseller Wild, libro in cui racconta il suo pellegrinaggio in solitaria attraverso il Pacific Crest Trail e di Tiny Beautiful Things, libro in cui raccoglie le lettere da lei scritte ai lettori di Dear Sugar, la rubrica di cui si è occupata per anni pubblicata da The Rumpus.net.

Copertina del libro Wild

In una delle sue lettere più famose, Cheryl suggerisce alla sua lettrice—una ragazza di 26 anni—di scrivere come “una figlia di puttana”. Ma scrivere è un esempio, la morale vale per qualsiasi altra attività. Perché come una figlia di puttana? Perché qualsiasi lavoro creativo, sostiene Cheryl Strayed, richiede due cose: forza e umiltà.

Partiamo dall’umiltà. Secondo Cheryl dobbiamo letteralmente tornare alla terra. Umiltà, ci ricorda infatti, è una parola che affonda le sue radici nella parola humus—ovvero il substrato di terra nel sottosuolo tanto adorato dai lombrichi, ricco di carbonio e di sostanze nutritive per le piante.

A volte ciò che ci frena sono proprio le ambizioni, ci avvisa la scrittrice. Per cui, che si tratti di scrivere, disegnare, fondare un’azienda, o creare un’opera teatrale, è fondamentale dimenticare tutto ciò che ha a che fare con il successo, la fama, il denaro, il risultato—e concentrarsi invece sul lavoro in sè. Questo è un consiglio che a mio avviso è particolarmente importante se ci si sente bloccati. La via per sbloccarsi, infatti, non è quella di ignorare il blocco, ma, in un certo senso, di giocare con esso.

Se il blocco deriva da una mancanza di ispirazione, l’antidoto può benissimo essere prendere un pò di plastilina e seguire la pasta—vedere dove ci porta.

Se il blocco deriva invece da un’ansia da performance, la soluzione è dimenticare la performance, tornando al qui ed ora: non sto “scrivendo il prossimo bestseller”, bensì “sto scrivendo 1000 parole”.

Ed è qui che subentra la forza. Perché anche scrivere 1000 parole può essere difficile. Per non parlare della redazione del business plan dell’azienda che voglio fondare. Ma non ci si può bloccare perché è difficile. Invece bisogna arrendersi al fatto che è difficile. E farlo lo stesso. Bisogna farlo anche se non è così glamour come quando ce l’eravamo immaginato. Perchè una cosa è immaginarsi imprenditrice. Un’altra fare la contabilità a fine mese. Ma non si può avere una cosa senza l’altra.

5. Whitney Cummings: a volte è necessario tornare all’infanzia

Se piaci a tutti non piaci realmente a nessuno

Whitney Cummings

Whitney Cummings è comica, attrice, produttrice e host di un podcast tutto suo. Tra le sue opere più famose c’è la serie TV “Two broke girls,” nominata agli Emmy nel 2013.

Parlando del suo processo creativo ed in particolare della sua attività come comica, Whitney confessa che di solito nello stand-up l’obiettivo è alienare. “Se piaci a tutti non piaci realmente a nessuno,” riflette, ma ovviamente la storia diventa un’altra quando non piacere a tutti vuol dire non piacere ai critici.

Diventa allora imperativo distinguire il critico di turno da quel bisogno mancato di approvazione che ancora ci trasciniamo dietro. Il critico, dice Whitney, non è tuo padre, nè tua madre, ma è umano confondersi. E se ci si confonde non resta altra soluzione che tornare all’infanzia: non nel senso di giocare come bambine (Anche se anche quello è un buon consiglio), ma nel senso di andare a risanare quelle aspettative che ancora nutriamo nei confronti di mamma e papà. Perchè oramai siamo adulte, e spetta a noi il compito di fare da madre e da padre a noi stesse—e soprattutta alla bambina che c’è ancora dentro di noi.

Come racconta, con certa ilarità la Cummings, essere disperatamente alla ricerca dell’approvazione altrui è fantastico se si vuole fare il comico, ma non quando ci si ritrova a dirigere 400 persone. Soprattutto perchè prima di dirigere 400 persone, è meglio saper dirigere sé stesse.

6. Amanda Palmer: Per essere creativa, non è necessario che tu soffra

Drowning in the Sound, Amanda Palmer

Amanda Palmer, cantante e cantautrice, confessa che oltre la paura del ridiculo, e al di là della nostra vulnerabilità, c’è un’immensa dose di generosità. Purtroppo, esiste questo mito culturale, afferma—che non si può essere artisti senza soffrire—ma c’è una differenza abissale tra lanciarsi in una vita di sofferenza a tutti i costi—una specie di biglietto verso la gloria—e usare la sofferenza che già c’è per creare.

Inoltre, insiste, creare per l’altro non vuol dire creare per ottenere qualcosa in cambio. Che sia la musica, la scrittura, o l’imprenditoria—se creiamo con l’aspettativa della risposta positiva, dell’approvazione altrui, rischiamo di farci del male. Perchè chiunque è lì, dal’altro lato—la persona che compra il CV o legge il tuo blog—è lì per vivere la sua esperienza. E creare con responsabilità implica capire questo.

Capire che creiamo per noi stessi e per gli altri—ma non in cambio di qualcosa. Creare è mettersi al servizio del pianeta, della società, dell’eros, di una forza più grande. Non è una transazione. Non è: se io faccio questo, tu mi devi dire che sono bella, simpatica e intelligente. Come dicono tanto Amanda Palmer, come Whitney Cummings, che abbiamo visto prima, ci si lancia a creare senza aspettative.

E la risposta—almeno nel caso di Amanda—è che quando si crea senza aspettative, l’universo risponde. Perchè quando si crea da uno spazio di responsabilità—quando ci si capisce e costruisce—gli altri non saranno lì per darti ragione, ma vogliono sapere come vuoi contribuire e cos’hai da dire.

7. Dacia Maraini: ascolta i tuoi personaggi

Secondo Dacia Maraini—una delle figure più importanti della letteratura italiana di oggi—”ispirazione” è una parola abusata. Si tende a pensare, dice, che l’ispirazione caschi dall’alto, quando in realtà la scrittura è una pratica: un lavoro quotidiano, che richiede disciplina.

Ma Dacia Maraini non è avversa all’eros come contatto con il Divino. In un suo intervento al Centro Culturale Italiano di Oslo nell’Aprile del 2019, Dacia ha rivelato che per lei è fondamentale seguire i suoi personaggi. Racconta che alcuni arrivano, e si fermano a prendere un caffé, mentre altri la seguono, come Marianna Ucría, eroina del suo libro “La lunga vita di Marianna Ucría.”

“All’inizio non volevo scrivere un libro su di lei”, confessa. “Ma lei è stata tenace. Voleva che raccontassi la sua storia.” “E ho imparato”, dice, “che quando i miei personaggi sanno quello che vogliono, è meglio che li ascolti.”

A quali tecniche e fonti di ispirazione fai riferimento per liberare la tua creatività? Raccontamelo nei commenti o mandando un’email a stefania@thecrownedmountain.com

YOU MIGHT ALSO LIKE

Liked This Article?

We have a lot more where that came from. Join me!

By entering your email, you agree to our  Terms of Service  and  Privacy Policy .

Never want to miss a Sign? Join the Newsletter

Subscribe to get my latest inspiration by email.